S. Maria in Vallicella
La Chiesa di Santa Maria in Vallicella, tradizionalmente detta Chiesa Nuova, è un edificio di culto di Roma,
che sorge sull’omonima piazza, nel centro storico della città, nel rione Parione.
Origini
La chiesa sorge sull’area di una leggera depressione naturale, detta la Vallicella, vicino al meandro fluviale del Vaticano,
un’area che in epoca romana era considerata malsana e insalubre, probabilmente corrispondente al sito in cui sorgeva un piccolo lago alimentato da sorgenti sulfuree detto Tarentum, identificato come uno degli accessi agli inferi in corrispondenza del quale fu edificato un santuario sotterraneo dedicato al culto delle divinità Dite e Proserpina.
Chiesa preesistente e Madonna Vallicelliana
La chiesa medievale di Santa Maria in Vallicella è menzionata per la prima volta in una bolla di papa Eugenio III con la quale le furono concesse delle indulgenze. Con papa Urbano III la chiesa è giuridicamente una rettoria unita alla parrocchia di San Lorenzo in Damaso con atto del 14 febbraio 1186. Nel XV e XVI secolo era conosciuta anche con il nome di Santa Maria in Puteo albo, per la presenza di un’antica vera di pozzo (in latino, pŭteus), in marmo bianco.
Nella chiesa, prima fra tutte le chiese romane dedicata alla Natività della Vergine, a partire dal 1535 è conservata
un’immagine mariana del XIV secolo, dipinta ad affresco, che fu staccata dal muro esterno di un edificio posto nelle sue vicinanze e trasportata in chiesa, dopo che fu protagonista di un famoso miracolo per cui si videro delle lacrime di sangue sgorgare dall’immagine della Madonna, raffigurata col Bambino e due angeli, a seguito delle percosse provocate dalle sassate lanciate da un passante ubriaco.
All’arrivo degli Oratoriani, la devozione a questa immagine, relegata nella sacrestia dell’antica Vallicella,
si era notevolmente affievolita e fu deciso di trasferirla in chiesa allo scopo di rivitalizzarne il culto.
Collocato in fondo alla chiesa, successivamente il dipinto fu situato sull’altare maggiore, ornato nel 1608
dal dipinto rubensiano.
Durante i lavori di rifacimento della chiesa, San Filippo attribuì alla Madonna un’indicazione miracolosa avuta in sogno e che trovò riscontro al mattino seguente: la Vergine gli indicava una parte del tetto che Ella stessa stava sostenendo in quanto pericolante. Alla verifica degli esperti, l’indicazione si rivelò veritiera. Pietro da Cortona ha immortalato la scena nella decorazione dell’affresco ventrale della navata.
Costruzione della “Chiesa Nuova”
Filippo Neri fu il fondatore della Congregazione dell’Oratorio, la quale venne canonicamente approvata da papa Gregorio XIII mediante la bolla Copiosus in misericordia Deus del 15 luglio 1575. Nella stessa si assegnava alla Congregazione la piccola chiesa di Santa Maria in Vallicella che, tuttavia, essendo in cattivo stato di conservazione si preferì abbattere
per fare posto a una nuova chiesa più grande e capace di accogliere il sempre maggior numero di fedeli che seguivano le funzioni celebrate da Filippo e i suoi sodali. La ricostruzione dell’edificio (da qui il nome tradizionale di “chiesa nuova”) venne affidata all’architetto Matteo di Città di Castello. La cerimonia di posa della prima pietra si tenne nel 1575 alla presenza del cardinale Alessandro de’ Medici (1535-1605), futuro papa Leone XI.
Dal 1586 al 1590, subentrò nella direzione dei lavori Martino Longhi il Vecchio (1534-1591), architetto di fiducia del cardinale Pierdonato Cesi (1522-1586), che si offrì di aiutare finanziariamente la nuova Congregazione nell’ambizioso progetto di edificazione della nuova chiesa e sfondò le cappelle ricostruendole in forma semicircolare per sostenere adeguatamente la struttura della volta.
Fu eretto l’abside, il transetto e la cupola, giungendo nel 1606 a concludere la facciata realizzata su disegno di
Fausto Rughesi e finanziata da Angelo Cesi (1530-1606), vescovo di Todi e fratello del cardinale.
Dal Seicento a oggi
Nel 1614 fu completata la scalinata antistante la chiesa e nel 1666 venne aggiunto il campanile a opera di Camillo Arcucci.
Nel corso del XVII secolo fu aggiunta la ricca decorazione interna ad opera di Pietro da Cortona, che tra il 1648 e il 1666 eseguì un ampio ciclo di affreschi riguardanti la cupola, i pennacchi, la calotta absidale e la grande volta della chiesa.
La cupola fu modificata nel 1650 da Pietro da Cortona che, dopo averla affrescata, vi aggiunse una lanterna sormontata da un cupolino per permettere una migliore illuminazione.
Papa Gregorio XV, il 22 marzo 1622, soppresse la parrocchia e distribuì il suo territorio alle parrocchie limitrofe.
Il fianco destro della chiesa, dopo l’apertura della strada che la costeggia, fu rivestito nel 1675 con una cortina
laterizia per opera di Carlo Rainaldi.
Nel 1873 la chiesa fu espropriata e incamerata dal demanio del Regno d’Italia, successivamente passò in quello della Repubblica italiana, che ancora oggi la gestisce attraverso il Fondo Edifici di Culto (FEC).
L’edificio, con il contiguo Oratorio dei Filippini, si affacciava in precedenza su una piccola piazza chiusa, oggi scomparsa in seguito all’apertura nel 1885 di Corso Vittorio Emanuele II.
Nel 1895 fu interamente rifatto il pavimento marmoreo della chiesa.
La chiesa è stata eretta di nuovo come sede parrocchiale, il 1º giugno 1905, affidata alla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri da papa Pio X con la costituzione apostolica Almae Urbis nostrae.
