3 Settembre 2015 – Solennità di San Gregorio Magno – Omelia del Padre Preposito

Carissimi Fratelli,
in Chiesa Nuova celebriamo con il grado di Solennità l’odierna memoria liturgica di San Gregorio Magno, in quanto S. Gregorio ne è contitolare, con Maria Nascente, a motivo della devozione e della riconoscenza che ebbero Padre Filippo e la Congregazione tutta nei riguardi del Papa Gregorio XIII, da cui ricevettero non pochi segni di benevolenza.
Anche se al principio del suo Pontificato non era sembrato che Gregorio XIII nutrisse molta simpatia per il gruppo filippino, ben presto si rese conto del valore dell’opera di evangelizzazione che Filippo stava portando avanti e il suo animo nei suoi confronti mutò notevolmente, come si evince dagli effetti. Sarà lui ad emanare l’atto solenne di erezione della Congregazione con la Bolla Copiosus in misericordia del 1575, ma questa Congregazione fu beneficata in diversi modi dallo stesso Pontefice.
Papa Gregorio aveva dato a Filippo e ai suoi questa chiesa perché potessero autonomamente svolgervi il culto e le attività dell’Oratorio; in più, durante i lavori di rifacimento, aveva elargito inizialmente 7000 scudi, altri 1000 un anno dopo; la donazione delle argenterie e degli arredi del defunto Cardinale Giovan Paolo Della Chiesa; il diritto di avere l’anello dei Cardinali defunti (“acciò la chiesa si finisca quanto prima”), conferito a Chiesa Nuova con un atto dell’ottobre 1580.
Alla morte di Gregorio XIII, avvenuta il 10 aprile 1585, il Tarugi osservava: «La nostra Congregazione ha l’obbligo con quell’ossa, e sarà bene farne offitio solenne et ricordarsene ogni anno!»
Questa benevolenza portò dunque Padre Filippo a voler intitolare questa chiesa al Santo di cui Papa Gregorio XIII portava il nome, una cosa per la quale fra gli altri, specialmente Cesare Baronio espresse la sua particolare e personale soddisfazione, in quanto sei anni prima (nel 1572), era stato guarito da una grave infermità proprio nel giorno della festa di questo Santo.
Fu così deciso che si sarebbe cominciata l’ufficiatura della chiesa proprio nella festa di S. Gregorio Magno, che all’epoca ricorreva il 12 marzo, giorno della sua morte.
Il 3 settembre, in effetti, non ricorre il giorno della morte di San Gregorio, ma quello della sua ordinazione.
Papa Gregorio fu detto Magno, Grande, proprio a causa della sua opera magnifica durante il suo Pontificato a favore della Chiesa. La sua fu una vita con diversi colpi di scena. Compiuti i suoi studi, entrò ben presto nella res publica divenendo Prefetto della città di Roma. Ma era al contempo un grande ammiratore di Benedetto da Norcia, al punto che impegnò tutte le sue sostanze, che erano notevoli, per l’assistenza ai bisognosi e per trasformare i suoi possedimenti a Roma e in Sicilia in altrettanti Monasteri. Si fece monaco egli stesso, rinunciando all’altissima carica pubblica ottenuta; iniziò la vita cenobitica e si dedicò con assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio nello studio della Sacra Scrittura. Ma non poté dimorare a lungo nel suo monastero sul Celio: era stato ordinato diacono e il Papa Pelagio II si servì di lui per diversi affari della Chiesa, finché alla morte di Papa Pelagio, fu chiamato dall’entusiasmo dei credenti e dalle insistenze del clero e del senato di Roma, a succedergli nel Pontificato.
Nonostante trascorse quasi tutti i 15 anni del suo Pontificato a letto, gracile e malato com’era diventato, fu un uomo instancabile e operoso su tutti i fronti: abile politicamente, fu degna di nota la sua opera per salvare Roma dai Longobardi così come i suoi interventi a favore dei più bisognosi, non solo in Roma ma nelle province lontane, le quali prive ormai di un governo, riconoscevano come unica guida quella del Vescovo di Roma, che si prendeva cura di loro.
Gli storici riconoscono che “Gregorio non ha programmi di potere; aspira anzi in conformità con la sua vocazione monacale al distacco dal mondo, a convertire il maggior numero di non credenti, a riformare la Chiesa per renderla più attiva e capace di svolgere in pieno questo compito urgente”.
Filo da torcere gli diede anche Costantinopoli e la Chiesa d’Oriente, in un periodo di lotte esacerbate dal perenne desiderio della Chiesa d’Oriente di non riconoscere il primato petrino. Ma Gregorio era uomo che parlava chiaro, forse gracile di aspetto ma con la forza di un leone quando si trattava di difendere la verità.
I rapporti già tesi tra Oriente e Occidente, divennero aspri quando il Patriarca di Costantinopoli, Giovanni IV, decise di autoproclamarsi “Patriarca Ecumenico” dichiarandosi di autorità pari al Papa.
Papa Gregorio, in una sua lettera all’Imperatore, mentre lo ringraziava per la sua volontà di tenere la Chiesa d’Oriente unita a Roma, aggiunge però in riferimento al Patriarca queste parole: ”Quando noi lasciamo la posizione che ci spetta, e assumiamo noi stessi onori indecenti, alleiamo i nostri peccati con le forze dei barbari… Maestri di umiltà e generali di superbia, noi nascondiamo i denti da lupo dietro un volto da pecora. … Colui che ricevette le chiavi del Regno dei Cieli… non fu mai chiamato Apostolo Universale; e ora il più Santo Uomo, il mio vescovo collega Giovanni rivendica il titolo di Vescovo Universale. … Tutta l’Europa è nelle mani dei Barbari… e, malgrado tutto, i preti … cercano ancora per sé stessi e fanno sfoggio di nuovi e profani titoli di superbia!”
Emerge nelle sue parole non tanto la preoccupazione di un dialogo complimentoso e conciliatore, quanto l’amore per la verità e la conformità al pensiero di Cristo sulla Chiesa: preoccupazione questa che non gli creò alcuna riserva nel voler annunciare la verità così come ricevuta dal vangelo e dalla tradizione della Chiesa.
Si potrebbe parlare ancora tanto di lui, per la sua opera di riforma anche all’interno della Chiesa, nella liturgia, nel canto, nelle opere scritte che, in quantità e qualità, creano un monumento a sua perenne memoria nella Chiesa, ed è bello considerare che tutto questo venne fuori da colui che mosse i suoi passi nella Chiesa inizialmente come un umile monaco, che tale avrebbe voluto restare se, come spesso avviene nella storia della santità, il Signore non gli avesse manifestato, attraverso gli eventi della sua vita, dei disegni ai quali dovette convertirsi. Avviene così se si vuol fare la Volontà di Dio: è una Volontà che, in qualche modo, ci scomoda, che ci chiede di rinnegare noi stessi e i nostri desideri, per il servizio di Dio e della Chiesa.
San Gregorio interceda ancora per la Chiesa, per il Santo Padre, per la nostra Congregazione che, particolarmente in questa nostra chiesa, lo venera e lo invoca come suo speciale Patrono.

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