Venerdì 18 Settembre 2015 – Visita alle Sette Chiese nella notte

Visita alle Sette ChieseLa tradizionale Visita delle Sette Chiese nell’arco di una notte ci porta a un incontro profondo con noi stessi e con Dio pregando secondo lo schema delle antiche orazioni composte da San Filippo Neri. Questo pellegrinaggio ci aiuta inoltre a scoprire Roma e in un certo senso ad appropriarci della città in cui ci muoviamo convulsamente tutti i giorni.

Le catechesi saranno proposte da Padre Maurizio Botta.

PARTENZA:
Chiesa Nuova – Santa Maria in Vallicella
Piazza Chiesa Nuova (a metà di Corso Vittorio Emanuele II; alle sue spalle, poco distanti, Piazza Navona e Castel Sant’Angelo) sito web:http://www.vallicella.org/ Il ritrovo è VENERDI’ 18 Settembre 2015 alle 19.30 (puntuali!), ma arrivando alle 19.00 si può iniziare con la Santa MESSA.

ARRIVO:
L’arrivo è “indicativamente” previsto tra le 7.00 e le 8.00 di SABATO 19 Settembre alla Basilica di “Santa Maria Maggiore”.

CONSIGLI:
1) Il percorso è di circa 25 km per questo motivo si consigliano scarpe molto comode. Se qualcuno non ce la facesse può tranquillamente e in qualsiasi momento tornare a casa.

2) Sono richiesti 5 euro per il libretto della Visita e per il noleggio delle cuffiette per agevolare l’ascolto delle catechesi.

3) Si consiglia di portare una felpa o maglietta più pesante perché la notte le temperature scendono un pò.

4)Portare un ROSARIO.

5) ATTENZIONE PORTARE LA CENA AL SACCO! Ci si fermerà alla parrocchia di San Benedetto del carissimo Don Fabio Bartoli lungo via Ostiense. Lì ci saranno anche 4 bagni per le ragazze e comodi “alberi” per i ragazzi!

6) Conviene lasciare la macchina parcheggiata intorno a “Santa Maria Maggiore” ( all’arrivo la mattina si è stanchissimi).

7) Confessarsi prima (o dopo) il pellegrinaggio.

8) Portare una torcia (pila elettrica) può far molto comodo per illuminare la strada nei punti più bui, soprattutto verso le 3:00-4:00 di notte.

9) Caldamente consigliato portarsi un OMBRELLO, oppure un K-WAY, una MANTELLA per la pioggia oppure un PONCHO impermeabile da pellegrino.

Per ulteriori informazioni si può visitare il sito web dell’Oratorio di SAN FILIPPO NERI:

http://www.vallicella.org/settechiese.html

L’Oratorio di Roma ha un nuovo Padre Preposito

Lo scorso 2 giugno le Comunità della Vallicella e della Garbatella, riunitesi in assemblea elettorale per il rinnovo delle cariche, hanno eletto il Rev. Padre Rocco Camillò come nuovo Preposito della Congregazione Romana dell’Oratorio di San Filippo Neri.

La Congregazione tutta, felicitandosi con il nuovo Preposito, gli formula i suoi auguri nell’Anno giubilare dei 500 anni dalla nascita del nostro Padre San Filippo Neri.

 

Solennità di San Filippo Neri – Omelia di S.E.R. Cardinale Ennio Antonelli

Oggi, 26 maggio, è l’anniversario della morte, cioè della nascita al Cielo, di San Filippo Neri. Ma quest’anno celebriamo anche i 500 anni dalla sua nascita su questa nostra terra.
La Chiesa venera i Santi come intercessori, attraverso i quali chiediamo a Dio le grazie, come modelli esemplari di vita cristiana, che siamo chiamati ad imitare, come testimoni e segni luminosi della presenza di Cristo nella storia, che confermano la nostra fede. Oggi vorrei riflettere con voi su questo terzo aspetto, perché mi sembra particolarmente rispondente all’anniversario della nascita storica.

La luce della luna deriva dal sole. La luce, la vitalità, la fecondità della Chiesa e dei Santi derivano da Cristo. Lo ha detto il Signore stesso nel Vangelo, che adesso abbiamo ascoltato. “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5). Se dunque un tralcio è particolarmente rigoglioso e ricco di frutti, ciò è dovuto alla sua intima unione con la vite.
Cristo ci unisce a sé e ci rende partecipi della sua vita divina e della sua missione salvifica, comunicandoci il suo Santo Spirito. “Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra” (At 1, 8). Ebbene, San Filippo Neri ha ricevuto una comunicazione straordinaria dello Spirito Santo e per questo è stato un testimone meraviglioso e un segno trasparente della presenza di Cristo in mezzo al suo popolo. Egli ha fatto l’esperienza di una Pentecoste miracolosa: ha ricevuto lo Spirito non solo come energia interiore di sapienza e di amore, ma anche come potenza che si è manifestata esteriormente nel corso della sua vita, dilatando fisicamente il suo cuore, facendolo palpitare violentemente fino a rompere due costole, deformare il petto, irradiare intenso calore, trasmettere vibrazioni agli oggetti vicini (ad esempio, alla sedia, al banco). Con un sovrabbondante dono dello Spirito, il Signore Gesù lo ha unito intimamente a sé, diventando la vita della sua vita, il suo tutto.
A riguardo viene in mente un celebre detto di San Filippo: “Chi vuol altro che Christo, non sa quel che si voglia; chi dimanda altro che Christo, non sa quel che dimanda; chi opera e non per Christo, non sa quel che si faccia”. Cristo è davvero tutto per lui. Filippo vive in Cristo e Cristo vive in Filippo e attraverso di lui iradia e manifesta nel mondo la sua presenza e il suo amore.

L’intimità con il Signore rigenera il credente, lo rinnova, lo colma di forza e di gioia, lo rende più autenticamente umano. Lo lasciava intendere anche il testo di san Paolo che è stato proclamato nella seconda lettura. “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore; ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla … Quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4, 4-8).
L’incontro personale con il Signore e l’unione con lui generano e fanno crescere l’uomo nuovo, plasmato dall’amore verso Dio e verso i fratelli. Sono curate le ferite, corrette le deformazioni, vinte le inclinazioni disordinate, sviluppate le virtù, potenziati i valori umani. La personalità trascende i limiti della natura e fiorisce nella bellezza della vita di grazia. Di questa espansione dell’umano possiamo vedere un simbolo nel cuore ingrandito e dilatato di san Filippo che, secondo una testimonianza resa nel processo di canonizzazione, “pareva uscir fuor del petto”.
San Giovanni Paolo II, nella Lettera agli Oratoriani durante il Giubileo dell’anno 2000, afferma: “Tale incontro (Con il Signore Gesù) vissuto e proposto da san Filippo Neri in modo originale e coinvolgente, porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell’animo quella gioia cristiana, che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza”. Tale affermazione può essere ulteriormente prolungata, ricordando che l’incontro e l’unione con il Signore fecero di Filippo un uomo meravigliosamente libero e un grande educatore di uomini liberi. Non la libertà soggettivista e individualista, ma la libertà per la verità e per il bene, per sviluppare in modo creativo i doni di Dio, per edificare la comunità nell’amore e nel rispetto reciproco.
Per Filippo la sanità non consiste nei fenomeni mistici e nei miracoli e neppure nelle lunghe preghiere, nei frequenti digiuni, nelle severe penitenze corporali, ma nell’umiltà, nella carità e nella gioia. A) Umiltà, intesa come distacco da se stesso, mortificazione della ragione orgogliosa e protesa all’autoaffermazione, al proprio piacere e interesse egoistico. Un teste nel processo di canonizzazione dichiarò: “Soleva dire spesso, accennando con la mano la fronte: Tutta l’importanza sta nel mortificare la razionale”. Un biografo scrisse che, come l’apostolo Giovanni raccomandava continuamente ai suoi discepoli “Amatevi gli uni gli altri”, così Filippo raccomandava continuamente “Siate umili, state bassi”. B) Carità verso Dio e carità verso il prossimo. La seconda da intendere e da mettere in pratica sia come affabilità, gentilezza e amore reciproco, sia come attenzione, aiuto e servizio concreto a tutti, specialmente ai malati e ai poveri. C) Gioia: sentirsi amati da Dio in Cristo e perciò sentirsi vivi e realizzati; da qui derivano letizia, festosità, canti spirituali e musica, fino a quel frutto maturo che è l’oratorio musicale; inoltre derivano umorismo, scherzi, trovate estrose, perfino stranezze, per evitare l’ammirazione e umiliare se stesso, per correggere i suoi amici con dolcezza e amabilità ed educarli all’umiltà.
Per Filippo la santità, come a distanza di secoli insegnerà san Giovanni Paolo II, è la misura alta della vita cristiana ordinaria. E’ alimentata dalla preghiera (ascolto della Parola, meditazione, raccoglimento) e dai sacramenti (Confessione, Eucarestia); ma è da realizzare nelle relazioni e attività di ogni giorno (nella casa, nella strada, nella bottega, nella campagna, nel lavoro, nello studio, nel divertimento). Con un anticipo di cinquant’anni su san Francesco di Sales, Filippo la propone a tutti: uomini e donne, dotti e ignoranti, artisti e artigiani, ecclesiastici e politici, ricchi e poveri, fanciulli e giovani, adulti e anziani. Nell’oratorio filippino si fa concreta esperienza della Chiesa come comunità di dialogo e condivisione, in cui tutti ricevono e tutti danno. E carattere familiare hanno le riunioni, dove tutti sono uditori e tutti annunciatori della Parola.

Si intuisce facilmente come tutto questo, dopo cinquecento anni, sia ancora attualissimo. Oggi sono largamente diffuse la negazione di Dio e l’enfatizzazione della libertà senza verità. Una libertà sospesa sul nulla, che genera individualismo egoistico e finisce nella solitudine e nella disperazione. Si avverte l’esigenza di rifondare l’umanesimo. E’ significativo che la Chiesa italiana per il suo convegno decennale, che si terrà nel prossimo novembre a Firenze, abbia scelto come tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.
San Filippo Neri, apostolo di Roma, ma fiorentino di nascita, è stato chiamato “profeta della gioia cristiana”. Possiamo chiamarlo anche “profeta dell’umanesimo autentico”, perché ha testimoniato in modo meraviglioso quella verità, che alcuni secoli dopo il Concilio Vaticano II ha scolpito con queste parole: “Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo” (Gaudium et Spes, 41).

Ennio Card. Antonelli

27 Maggio 2015, ore 21:00 – IESU MIO, GIOIA E AMORE MIO!

Il Preposito della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri – Roma
P. Wlodzimierz Tyka, C. O.

Il Prefetto dell’Oratorio Secolare
P. Maurizio Botta, C. O.

e il Maestro di Cappella della Basilica di San Pietro in Vaticano
P. Pierre Paul, OMV

hanno l’onore di invitare la S. V.
ad un INCONTRO DELL’ORATORIO IN MUSICA
“IESU MIO, GIOIA E AMORE MIO!”
FIORETTI, PREGHIERE E PAROLE DI SAN FILIPPO
per l’apertura del Quinto Centenario della nascita di San Filippo.

Mercoledì 27 Maggio 2015, ore 21
Chiesa di Santa Maria in Vallicella (Chiesa Nuova)
Piazza della Chiesa Nuova 3 – Roma

Programma
EDVARD HAGERUP GRIEG
Suite Holberg “in stile antico”

OTTORINO RESPIGHI
Antiche danze e arie per liuto
Suite n. 3

ACCADEMIA MUSICALE SAN PIETRO
diretta da P. Pierre Paul, omv

Con le Voci di
Franca Salerno e di Stefano Mondini

26 Maggio 2015 – Svelamento del quadro monumentale di Philippe Casanova alla Chiesa Nuova

Il giorno della festa di San Filippo Neri, Protettore dell’ Alma Città di Roma; nel V centenario della sua nascita; alla fine della messa delle 12.00, celebrata da Monsignor Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma per il Centro Storico, sarà svelato il quadro monumentale di Philippe Casanova. Le Dottoresse Alicia e Audrey Adamczak, della Facoltà Cattolica di Parigi e dell’ Ecole du Louvre, presenterranno l’ ultimo di Casanova.

Queste le parole dell’autore:
“Questa opera è la mia maniera di ricordare il legame di fiducia che Il Santo e i suoi discepoli hanno saputo creare con gli artisti, molti dei quali protagonisti dell’ età barocca, rendendo la Chiesa Nuova e l’ Oratorio un luogo essenziale, crocevia tra spiritualità, arte e slancio missionario.”

Philippe Casanova